The Antlers - I don't want love
Il ciuffone di Peter Silberman ci dice che non vuole amore, e lo fa con un inno etereo che invece spreme amore da tutti i pori. Il via del nuovo disco degli Antlers - uno dei progetti più interessanti nati nella patria dell'ibrido, del meltin' pot, della sperimentazione, dell'essenzialità: NYC - è un incentivo all'ascolto di tutto il resto dell'album e - soprattutto - a cominciare bene la giornata.
Bear In Heaven - The reflection of you
E' tornato l'orso dal paradiso: dopo aver dato alla luce forse l'album più bello del 2009 (almeno, per chi scrive), torna la band di John Pilpot, e crea già una bordata di aspettative per il nuovo lavoro, che vedrà la luce ad aprile. Ancora Brooklyn, ancora un pop futuribile di riverberi e synth (è questo il dream-pop?). Godetevi la trovata promozionale sul loro sito: streaming del disco a velocità rallentatissima. Pazzi.
School Of Seven Bells - The night
Dal caro guascone Benjamin Curtis, chitarra dei Secret Machines (puro epic-rock anni zero), e dalla voce di Alejandra Deheza, arriva il singolo nuovo di zecca di questa band, anticipo suggestivo di Ghostory. E' ancora la Grande Mela a regalarci una scarica di synth che ci ricorda gli ottanta più belli, quelli delle colonne sonore mitiche che hanno segnato una generazione.
CANT - Too late, too far
Ennesimo genietto newyorkese al lavoro: Chris Taylor, polistrumentista, anima dei Grizzly Bear, qui con il suo progetto solista CANT. Album splendido, pezzone danzereccio ma mai banale e mai asservito alle logiche del dancefloor: ritmica irresistibile per un'atmosfera tutt'altro che positive. Ultimi due minuti da riascoltare all'infinito.
Everything Everyhting - Final form
Manchester! Dall'eterea Grande Mela si passa a tutta la complessità oltremanica: ancora synth, si, ancora elettronica qui e là, ancora una bella e promettente gioventù. Ma entrano in campo ritmiche scomposte, frammentate, una ricerca che spinge il pop al suo versante più prog (qualcuno definisce tutto questo con art-rock). Il pezzo è di due anni fa, aspettiamoli alla prova del secondo disco e vedremo.
Sharon Van Etten - Give out
Fresca di contrattino con la Jagjaguwar (Bon Iver, tanto per fare un nome), accompagnata nei lavori al nuovo disco dal gemello Aaron dei Dessner anime e corpo dei National (altro nome tanto per), Sharon ha caricato attese di critica e fan dopo il bellissimo Epic di due anni fa. Tramp non sembra deludere le attese: sotto la produzione in linea con l'indie americano che tanto ci piace, rimane la sofferenza naturale, timida, urlata della bella Sharon. Talento cristallino, da preservare gelosamente.
Shearwater - Animal life
Dieci anni di vita per i texani Shearwater (gente di Okkervil River e di tutto altro giro alternative americano) e debutto con Sub Pop. Il disco è più vitale, meno lancinato degli altri, e si sente fin dalla bellissima apertura di "Animal life". L'interpretazione di Jonathan Meiburg rimane sempre al top delle aspettative. Per raddrizzare chi si alza con il piede sbagliato.
Lower Dens - Brains
La band di Jana Hunter al secondo lavoro, dopo l'osannato esordio di Twin-Hand Movement. "Brains" anticipa il nuovo album con una cavalcata da vero deserto americano; voce a tratti impercettibile, tappeto di chitarre e synth, batteria che continua a marciare, che non ha inizio né fine: lenta, lentissima salita ad un'esplosione che non arriva mai.
Cloud Nothings - Our plan
C'è chi dice che Steve Albini sia una sorta di Re Mida, chi invece lo vitupera per incollare mood e suono su band che hanno già una personalità definita. Nel caso dei giovanissimi Cloud Nothings, da Cleveland, la produzione del genio dietro In Utero dà spessore ad una delle tante proposte autoreferenziali d'oltreoceano: bastino i due minuti al cuore del pezzo per capire che sti ragazzi hanno cose da dire, e tante. Steve ha colpito ancora. Centro.
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Ore 02:38 erinbrockovich ha commentato:
Ore 02:18 erinbrockovich ha commentato:
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Ore 02:16 erinbrockovich ha commentato:
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Ore 02:09 erinbrockovich ha commentato:
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